venerdì 23 novembre 2012

Maestra radio

Prima di fare documentari ho lavorato presso Radio Rai, i tre canali ufficiali della radio nazionale italiana. Durante oltre quindici anni ho ricoperto molti ruoli là, iniziando come conduttore, poi attore, programmista, autore e infine regista. E' alla radio che ho imparato la regia, il concetto della regia, cioè la messa in scena in un determinato spazio e per un determinato tempo qualcosa che devo comunicare.

Sembra strano ma quando la radio si fa per bene, essa si rivela essere un bellissimo strumento di comunicazione, basato sul suono e dove le immagini che intervengono sono quelle che l'ascoltatore può immaginare attraverso i suoni che trasmetti. A questo proposito una volta un regista della BBC mi diede questa definizione: la radio è una forma estremamente sofisticata... di televisione.



La radio di questo tipo non si fa più spesso; quella radio cioè dove suoni, parole, rumori, musica, intervengono tutti insieme per creare la comunicazione. Oggi è diventata più un mezzo di sola informazione che in genere è brevissima e passa solo attraverso la parola, come i giornali radio e le informazioni sul tempo e il traffico. Oppure è utilizzata per trasmettere musica.

Insomma la radio è stata la mia maestra e qui ho imparato i concetti basilari della regia che valgono anche nel mezzo visivo, come la televisione e il cinema: la definizione degli spazi, la confezione del programma, il montaggio delle interviste, il ritmo, il bilanciamento tra parole e musica, le suggestioni ambientali sonore.

Un carattere che mi sono portato dietro dalla radio anche nei documentari televisivi è l'uso della parola, quella delle interviste e delle testimonianze verbali. In genere i miei documentari sono costruiti intorno al valore della parola, prima al suo suono, all'umanità che esiste dietro una voce, e poi al suo significato nel discorso. Non mi piace la voce fuori campo di un'anonimo speaker e raramente inserisco le mie domande. Io come autore non compaio mai, mi limito a restare fuori dalla scena. Poi il montaggio fa il resto, attraverso il ritmo creato dalla musica che scelgo.

La musica è sempre importante e non è mai casuale. Infatti è la musica che crea il tappeto animico in cui inserire poi le parole.




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